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Temi eticamente sensibili

Temi eticamente sensibili


Sui temi che riguardano la vita ed il suo governo, fecondazione assistita, interruzione volontaria della gravidanza, testamento biologico, rispetto dell’orientamento sessuale, convivenza, lo Stato laico dovrebbe rispettare la coscienza degli interessati, la cui autonomia non può essere annullata da decisioni politiche autoritarie. Ciò non significa non voler fissare paletti, ma puntare ad una riflessione: sui temi eticamente sensibili la semplice “dura lex” non risolve, ma spesso acuisce i conflitti.
Significativo a tale proposito è l’insegnamento del grande giurista Hans Kelsen che elogia il compromesso come elemento costitutivo della democrazia: “compromesso significa risoluzione di un conflitto mediante una norma che non è totalmente conforme agli interessi di una parte , né totalmente contraria agli interessi dell’altra”.
I problemi etici, per la loro delicatezza, invocano scelte istituzionali che rispettino l’autonomia e la responsabilità della persona, riconoscendo alla componente religiosa la possibilità di manifestarsi. Invece, molti dibattiti sulla laicità riguardano il tentativo di controllare la libertà del corpo, soprattutto quello della donna (aborto, fecondazione assistita ) un corpo ridotto a pura ???, magari afflitto da gravi sofferenze (eutanasia,testamento biologico ), non vivificato dal ßí??. In tema di aborto, la Corte Costituzionale, interpretando i valori della

Costituzione, afferma la presenza di due diverse esigenze: l’una che vede il concepito come portatore del primo dei diritti della persona umana il diritto alla vita, l’altra che sostiene il diritto della donna alla vita e alla salute. Se entrambe le posizioni sono in pericolo,bisogna fare di tutto per salvaguardarle entrambe Ma se non è possibile,che fare? La donna di certo è già persona, rispetto al concepito che è semplice spes vitae, quindi a lei guarda il giurista, in via prioritaria, per assicurare la tutela del diritto alla vita e alla salute, ma non parla mai di aborto come “diritto potestativo” della donna, né al contrario, di dovere di portare a termine la gravidanza.
Stabilire regole assolute quando si tratta di principi da far valere in situazioni morali di conflitto, può significare sopraffazione. Lo Stato liberale e laico dovrebbe tutelare la vita come diritto senza che ciò si traduca in obbligo, ispirandosi all’art.32 Cost., che afferma il rispetto del principio di autodeterminazione della persona, libera di considerare il suo diritto a morire come l’altra faccia del suo diritto a vivere.
Sempre su questo tema, c’è da ricordare l’art.3 della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, testo laico, che in tema di malattia afferma: “deve essere rispettato il consenso libero e informato della persona interessata”, la persona dunque non più semplice oggetto, ma soggetto autonomo di scelte, in base ai propri convincimenti.
Se in nome di due diverse concezioni di persona umana, si fronteggiano due etiche contrapposte, sacralità e qualità della vita, a orientare il diritto deve essere la tutela della libertà di coscienza, intesa come tutela del diritto di agire secondo le proprie convinzioni.
Secondo l’insigne giurista Zagrebelskj è difficile che l’orientamento laico e quello cattolico possano incontrarsi su questi temi; di certo, se alla Chiesa compete intervenire sui temi bioetici, (negare ciò significherebbe negare ciò che afferma la Costituzione a partire dall’art. 21 in tema di libertà di manifestazione del pensiero e della libertà nella vita e nella azione degli organismi sociali), lo Stato ha il compito istituzionale di stabilire i princìpi che servono a districarsi in questi ambiti così complessi. Che cosa poi decida di fare il singolo cittadino cattolico è questione che attiene alla sua coscienza.
Arturo C. Jemolo, giurista e cattolico fervente, affermava che il Vangelo può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma non si può tradurre in legge; sacralizzare la politica e politicizzare la religione è molto pericoloso.
Di certo, la dignità, la solidarietà, la libertà di scelta sono valori forti, ma valori comuni, sui quali pensiero laico e pensiero cattolico si devono confrontare in modo aperto e paritario, lasciando indietro definitivamente l’idea che religione e morale siano due concetti sovrapposti e che la Chiesa sia “la sola casa dei veri esperti della natura umana”.
A dispetto del principio di laicità e di uguaglianza religiosa, l’art. 7 della Costituzione (confermato da Concordato dell’84) riconosce alla Chiesa cattolica uno ius singolare anche in tema di insegnamento religioso, ponendo la “ libertas Ecclesiae” come autentico privilegio nel nostro ordinamento giuridico.